martedì, novembre 01, 2005

"A volte ritornano" (Reperto #3: Atari Lynx II)

Appena l'ho avuta tra le mani (la nuova PSP) è stato immediatamente chiaro cosa avrei riesumato subito dopo... il vecchio Atari Lynx, il "Game Boy killer" del 1989, il primo videogame a colori portatile arrivato sul mercato.



L'esemplare in questione è in realtà la seconda versione di questo handheld denominata Lynx II e leggermente più piccola della precedente ma incredibilmente somigliante per proporzioni (non certamente dimensioni!) e disposizione dei tasti all'ultima console portatile della Sony.



Ancora una volta un oggetto in anticipo sui tempi, il Lynx era grosso, aveva una durata delle batterie scarsissima (all'esemplare mostrato in foto manca il pacco batterie e quindi funziona solo con l'alimentatore esterno) e il display a colori era davvero poco visibile. In un prodotto consumer come una console per videogame portatile bastano pochissime, magari a prima vista insignificanti, limitazioni per decretarne il fallimento come è successo a tanti concorrenti del Game Boy che si sono avvicendati nel corso degli anni.



La PSP ha spostato però il tiro, chi crede che ancora una volta miri al Game Boy si sbaglia di grosso. Si tratta di due prodotti profondamente differenti dedicati a utenti di fascie di età diversa. La PSP è piuttosto grossa, ha uno schermo enorme delicatissimo, un sacco di pulsanti e moltissime funzioni di non immediato utilizzo (connessione USB, Memory Stick, WiFi, Browser Web, ecc.) mentre Game Boy è ancora l'oggetto che si accende e funziona anche dopo che lo si è battuto per terra.

Non è difficile immaginare chi stia nel mirino della PSP, basta cercare l'oggetto sul mercato che condivide lo stesso livello di tolleranza ai graffi e abbiamo il nome. iPod stavolta ha un concorrente vero sul campo del video che ha appena approcciato col suo nuovo modello a colori ultrapiatto. Starà molto a Sony a questo punto capire come vincere la partita, non certo mettendo in bundle con la PSP una Memory Stick da 32Mb e impedendo di masterizzare i propri contenuti sui supporti UMD come sta facendo attualmente. iPod ha dalla propria parte un software e un servizio eccezionali come iTunes nonchè la flessibilità fornita un Hard Disk a bordo da 30 o 60 Gb in grado quindi di contenere una discreta biblioteca di film. Per contro ha lo schermo 4:3 molto piccolo e nessuna possibilità di connettività in rete, oltre al fatto che non può essere utilizzato come console da gioco.



Personalmente ho preferito la flessibilità della PSP per il video e la compattezza e la semplicità d'uso di iPod per l'audio. Per questo ho optato per la versione nano da 4G ideale per il podcasting e il trasporto di file tra un computer e l'altro.

sabato, ottobre 15, 2005

Reperto #2: IBM 6:5 Cartridge System

Questo secondo post riguardante i "reperti" è la prova tangibile che non sto seguendo nessun ordine particolare nel presentarli. E' proprio il caso di dire che "li elenco così come mi vengono" perchè nel caso specifico ecco che cosa mi è venuto fuori dallo scaffale nascosto dalla Voyager...



Lo strano oggetto di cui sopra risale al 1978 e ho deciso comunque di presentarlo sia per la sua indubbia originalità, sia perchè mi piacciono quegli oggetti la cui funzionalità è stata brillantemente risolta dall'informatica ma che per implementarla i progettisti dell'epoca si erano dovuti inventare soluzioni a dir poco ingegnose.

Il congegno di cui sopra, la cui oscura denominazione sta nella sigla IBM 6:5, non si capisce facilmente a quale funzione assolvesse. Insomma, non è come una macchina da scrivere il cui rapporto con un PC su cui gira un programma di videoscrittura è facilmente riconoscibile, è chiaro che in questo caso siamo di fronte a qualcosa che "voi umani non avete mai visto prima".

Svelamo subito il "mistero" l'oggetto è un dittafono!

Gli ingegneri della IBM volevano probabilmente superare i limiti imposti dalla registrazione completamente sequenziale sui nastri magnetici, nonchè probabilmente l'ingombro degli stessi e la loro conseguente scarsa maneggevolezza per cui hanno pensato ad utilizzare un nuovo supporto magnetico ossia dei piccoli dischi flessibili.



Pare che ciascuno di essi potesse registrare fino ad 8 minuti di voce per cui serviva un modo per poterne utilizzare più di uno concatenandoli tra loro. La soluzione? Il Jukebox



Insieme all'oggetto veniva fornito anche un contenitore di plastica verde molto spessa (oggi lo chiameremo un caddy) in cui si infilavano a mano un certo numero di dischi flessibili che poi potevano essere meccanicamente sfilati uno ad uno attraverso una fessura laterale. L'idea era quindi che si poteva andare avanti e indietro nella riproduzione di un brano scegliendo il disco giusto.


Perchè sono due le fessure sul frontale della "macchina"? Domanda pertinente a cui non so dare risposta in quanto non sono riuscito a trovare nessun tipo di documentazione di rete. La mia supposizione è che una servisse in fase di registrazione e l'altra in fase di riproduzione ma ne sono tutt'altro che certo. Bisognerebbe conoscere qualcuno che all'epoca lo ha utilizzato o ancora meglio venduto!

Allineato al livello di originalità dell'insieme il microfono col suo singolare "joystick" per la scelta delle funzioni.

Passa decisamente la parte invece il meccanismo per cancellare i dischi registrati.

Un pesante magnete con una fessura attraverso a quale si fanno passare i dischi (ma basterà un volta sola o bisognerà ripetere l'operazione?) fino ad ottenerne la cancellazione.



Mi chiedessero adesso una stima delle probabilità di successo commerciale un un oggetto come l'IBM 6:5 francamente le stimerei prossime allo zero più che altro perchè il funzionamento pare legato ad un sistema di memorizzazione potenzialmente soggetto ad una serie di problemi decisamente invalidanti:
  • I supporti così "nudi" non si danneggiano a maneggiarli?
  • I dischetti vengono messi tutti insieme a contatto tra loro all'interno del caddy. Come fanno a non smagnetizzarsi strusciando l'uno sull'altro quando vengono utilizzati?
  • Quanto è efficace il "magnetone"? Se lo è troppo magari si rischia di cancellare involontariamente roba semplicemente avvicinandola se invece lo è troppo poco occorrono troppi passaggi per farlo.
Qualche informazione supplementare su questo tipo di supporto può essere trovata andandosi a leggere il brevetto originale presentato dall'IBM. Nell'immagine del dischetto si legge bene il numero di brevetto: 3797035 per cui consultando il database dei brevetti USA si accede ai documenti di brevetto scannerizzati (sono del 1975 e quindi non esiste la versione elettronica).

L'IBM 6:5 è un esemplare di una categoria di oggetti che si sono estinti e di cui si perderà memoria semplicemente perchè sorpassati su tutta la linea dai loro successori. Qualcuno si sognerebbe oggi di utilizzare una macchina da scrivere? Un'auto d'epoca bene o male fa le stesse cose di un'auto moderna solo con maggiore inefficienza e scomodità, cose su cui un appassionato può anche passare sopra oppure trovarle addirittura caratterizzanti rispetto alle comodità di una'auto moderna. Ma con la tecnologia le cose stanno diversamente, gli appassionati di questa categoria di oggetti l'unica cosa che possono fare è tenerseli in mostra da qualche parte, di usarli non c'è verso. Qualche anno fa feci inconsciamente lo stesso ragionamento guardando i miei dischi in vinile, oggi lo rifaccio non senza qualche scompenso a proposito della mia Leica M6 e pensando al digitale che incalza.

venerdì, ottobre 14, 2005

Reperto #1: Sun Voyager




Da tempo mi sono ripromesso di mettere ordine nell'immane confusione della mia collezione di Personal Computer anni 70-80-90 e approfittando delle occasioni nelle cui riaccendo e rispolvero le vecchie macchine ho deciso di fare di ciascuna di esse qualche foto e di pubblicarle qua, magari insieme a qualche breve commento. Di alcune potrei anche fare delle recensioni ma ancora non sono troppo sicuro, ci vuole tempo!

Si comincia con questa Sun Voyager molto ben conservata come si vede dall'immagine. Per tutte le informazioni tecniche si faccia riferimento a quest'ottimo sito.

Unico problema del mio esemplare sono i 16Mb di ram che fanno sì che la si possa classificare come bel soprammobile. La Voyager monta ram speciale molto difficile da trovare e comunque si arriva al massimo ad 80Mb. Con Solaris 7 la poverina impiega circa 20 minuti per fare il bootstrap e una volta fatto non è che le cose vadano molto meglio.
L'ultima volta che l'ho accesa mi ha fatto tenerezza vedere che lanciando il browser di default viene fuori nientepopodimeno che... l'HotJava. Qualcuno se lo ricorda? Un penoso tentatvo di Sun di creare un browser in versione consumer totalmente scritto in Java. Quasi subito HotJava fu trasformato in una tecnologia per gli sviluppatori Java che avevano necessità di integrare un browser Web nelle loro applicazioni. Adesso invece è ormai un prodotto discontinuato. In ogni caso per gli appassionati del genere si veda il sito ufficiale della Sun da cui è liberamente scaricabile.
Putroppo per ovvi motivi di lentezza non mi è riuscito di fare uno screenshot della gloriosa versione 1.0 inclusa nel suddetto Solaris 7 per cui ci dobbiamo accontentare di questa GIF trovata sul web che, giapponese a parte, mostra esattamente la cosa come appare sul 12" della Voyager.



La cosa curiosa è che il tentativo di Sun rispetto al browser Java non è isolato. E' noto che all'epoca ci abbia provato anche Netscape per il proprio browser, pare anche con buona convinzione. Da sempre Netscape aveva fatto del supporto multipiattaforma un suo punto di forza per cui la riscrittura completa del proprio browser utilizzando la nuova promettente tecnologia Java sembrava davvero una buona idea. Era l'11 Giugno del 1997quando Netscape dichiarò di aver avuto questa fantastica idea e da allora di analoghe buone idee che hanno fatto la gioia della Microsoft ne hanno avute diverse altre. E' grazie a queste buone idee che oggi abbiamo il monopolio di Internet Explorer. Ma questa è un'altra storia.

A proposito di altre storie ma sempre legate a folli imprese di riscrittura di software monumentali vale la pena di citare Corel col suo maldestrissimo tentativo di riscrivere la propria Suite Office totalmente in Java. Ricordo benissimo una delle prime beta che provai a far girare sugli allora 486, credo che fosse il 1996 e anche all'epoca non occorreva essere dei geni per capire che quella strada non portava da nessuna parte.
Quando l'ho visto non ci credevo, qualcuno ha mantenuto traccia di questa follia assoluta: da questo sito inglese è ancora possibile scaricare una copia di tale pregevole pezzo di software. Se quando provate a scaricarlo non dovesse essere più online chiedete pure a me, è già parte della mia collezione di software d'epoca! Per quelli che invece non hanno il cuore di far girare Corel Office ecco una prova nel numero di Febbraio di Mokabyte nella quale si possono godere dei bellissimi screenshot delle applicazioni Corel Office dell'epoca (WordPerfect, Quattro, ecc.) riscritte in Java!

Come vedete scrivendo della Voyager ho fatto un paio di digressioni su argomenti più o meno correlati. Non mi sembra una cattiva idea fornire un contesto a questi "reperti" per cui, nel limite del possibile, cercherò di continuare in questo modo.

domenica, ottobre 02, 2005

Ora che ce l'hai guarda che ci fai


In questo contesto userò il termine Personal Computer non nell'accezione che conosce la generazione attuale di utenti ma con quella che troviamo stampata sui Commodore PET della prima generazione piuttosto che nel nome dell'omonima macchina della IBM. Insomma, i PC attuali paradossalmente condividono con quelli delle origini più gli aspetti tecnologici che filosofici. L'architettura a Bus è stata introdotta nei PC dalla MITS con l'Altair ed oggi la ritroviamo (ovviamente non la stessa!) in tutti i PC, il microprocessore lo ha inventato la Intel nel 1974 e ancora adesso la Intel pervade tutta la nostra esistenza informatica, sulla grafica veloce e ad alta risoluzione ci hanno fatto la loro fortuna aziende come la Silicon Graphics fin dai primi anni '80 infine Bill Gates e la Microsoft sono ancora presenti in pianta più che stabile sui nostri desktop.
La domanda che mi pongo in questo articolo è se effettivamente il Personal Computer sia stato davvero un fenomeno di massa oppure no. Ammettere qualche dubbio su questo fatto potrebbe far sorridere perché i numeri sono sotto gli occhi di tutti ma per comprendere il sorgere di questo dubbio occorre entrare nel merito.
I dati sulla diffusione del computer nelle famiglie vengono calcolati con lo stesso modello usato per gli elettrodomestici, i mobili ed altre cose simili ignorando completamente il fattore fondamentale che il computer non nasce come un oggetto con una specifica funzionalità ma come oggetto versatile la cui efficacia nel risolvere problemi è principalmente dovuta alla capacità di chi lo utilizza. Con l'avvento delle interfacce utente e delle cosiddette applicazioni User Friendly questo fatto sembra essere sempre meno vero tuttavia, salvo alcune rare eccezioni, non è immediato ottenere risultati soddisfacenti in praticamente quasi tutte le attività che si fanno con un PC. Vorrei chiarire la faccenda facendo una piccola carrellata su quali sono gli utilizzi tipici di un PC da parte dell'utente medio casalingo aggiungendo anche qualche piccolo commento.
  • Leggere la posta elettronica. L'applicazione di per sé non è complicata e la gente la utilizza con facilità anche perché i concetti che vengono coinvolti (mittente, destinatario, oggetto e testo) sono da sempre patrimonio culturale di tutti. L'ostacolo principale in questo caso è il computer stesso, è un oggetto che va acceso, ci mette un sacco di tempo a svolgere le sue funzioni di “bootstrap”, una volta acceso emana una quantità insopportabile di calore, radiazioni dal monitor, rumore dalle ventole. Poi ci si mette anche il doversi collegare col modem ad internet (molta più gente di quanto si pensi non ha un collegamento always-on alla rete) e aggiungiamoci pure un pò di ansia per la bolletta telefonica che inesorabilmente "ingrassa" al trascorrere dei minuti (al solito, la tendenza adesso è quella di non considerare l’accesso alla rete a banda larga come una commodity al pari della luce o del gas, la tariffazione a tempo permane inesorabile). Il risultato è che l'utente medio casalingo NON usa la posta elettronica o perlomeno non la usa come mezzo di comunicazione al pari del telefono o della posta tradizionale. Questo ovviamente è un grossissimo problema perché colui che invia un messaggio di posta elettronica non ha nessuna ragionevole garanzia che il messaggio venga recapitato e letto. Io conosco moltissima gente che quando riceve un mio messaggio di posta elettronica evuol essere sicura che la loro risposta mi arrivi mi chiama al telefono col risultato che: 1) probabilmente la cosa che sto facendo viene interrotto dalla telefonata, 2) non mi rimane traccia della risposta perché appena riprendo a fare quello che stavo facendo mi dimentico del contenuto della telefonata stessa, 3) abbiamo ingrassato la borsa degli operatori telefonici e resa più smilza la nostra.
  • Navigare in Internet. Se pur afflitta da tutti i medesimi problemi della posta elettronica (vd. Sopra) la navigazione su Internet è più semplice perchè l'utente assume un ruolo passivo come se stesse a guardare distrattamente la merce in un grande magazzino. Il termine inglese "browsing" rende perfettamente l'idea del tipo di attenzione che l'utente medio pone ai contenuti che acquisisce via Internet. Anche qui però il problema è tecnologico: chi è che può preferire di leggere un buon libro o anche un lungo articolo standosene seduto ad "abbronzarsi" davanti ad un monitor con un cassone rumoroso accanto che gli "sfiata" una bella brezza calda invece che su di una comoda poltrona? Ma adesso tutti, ma dico tutti hanno il portatile bello mio, ma dove vivi? I portatili di oggi ti consentono di leggere un bel libro elettronico standosene in poltrona purchè: 1) la sessione di lettura non si protragga per più di un’ora al massimo due perché le batterie dei laptop sono quello che sono, 2) sia inverno pieno e che in casa ci sia poco riscaldamento perché i laptop sono un condensato degli stessi componenti di un PC “di quelli grossi” e quindi scaldano e sfiatano di conseguenza. Vabbè esistono sempre le bellissime stampanti a getto d'inchiostro che stampano pagine che costano come se fossero placcate d'oro e ti costringono ad avere un conto corrente aperto col rivenditore di cartucce piuù vicino. Al lettore "digitale" occorre davvero una bella pazienza. Sotto questo profilo il futuro è roseo e pieno di aggeggi più o meno promettenti tipo e-ink ma anche di roba meno esoterica tipo la Sony PSP dotata di connettività WiFi, browser internet e costosissimi coltre che proprietari supporti di memorizzazione.
  • Chattare. Nessuno lo ammette ma questa è sicuramente una grande molla che spinge molti a comprarsi un PC. E' un modo veramente rivoluzionario per conoscere gente virtualmente e poi magari anche realmente... ma in tutto questo che cosa c'entra il PC? A costo di annoiare rammento che il PC è quel coso rumoroso, ingombrante, brutto che sta vicino al monitor; sarebbe come se per fare delle semplici telefonate dovessimo possedere per forza uno scaldabagno e dovessimo pure starvici abbracciati. L'unica motivazione per cui il povero chattatore deve sorbirsi la presenza del PC è la stessa di quello che per comprarsi una "meritata" rivista pornografica deve anche prendersi un paio di quotidiani per infilarcela dentro. Chi come me ha avuto a che fare con i computer fin dalla loro nascita ricorda distintamente i terminali Minitel (in Italia si chiamavano Videotel come il servizio offerto dall'allora SIP) che permettevano di accedere ad una serie di servizi online in modalità testuale o quasi (nè più ne meno come l'attuale Televideo) tra cui anche i servizi di chat. Di questi oggetti ne ho avuti tra le mani uno e rammento che era davvero piccolo, silenzioso e all'accensione faceva immediatamente quello che ci si aspettava da lui: andare immediatamente online? Era un oggetto limitato? Oggi probabilmente ci lagneremo che non era abbastanza potente manco per far girare la prima versione di Doom.
  • Masterizzare. Questa in effetti è un'attività in cui il computer è molto utile. Si scaricano dei software o dei dati da internet o che ci mandano degli amici, li mettiamo sul disco fisso fino a quando non raggiungono la dimensione precisa per riempire completamente un CD e poi finalmente li masterizziamo. Al di là del fatto che nella maggior parte dei casi la masterizzazione di software e di contenuti di cui non si possiedono i diritti è un'attività ILLEGALE, per fare tutto ciò occorre una certa abilità tecnica che francamente nell'utente medio casalingo si ha difficoltà a trovare. In effetti bisogna dire che le ultime versioni degli attuali sistemi operativi hanno migliorato molto la situazione consentendo anche ad utenti molto poco esperti di masterizzare i propri CD. Finalmente un uso interessante del PC! Ma per la masterizzazione servirà davvero avere un monitor 17 pollici, una scheda grafica accelerata e il processore con frequenza a sei zeri?
  • Giocare. Da sempre i PC hanno divertito con giochi strabilianti. Ma anche in questo caso l'uso del PC si rivela un autentico tormento. Sei lì che hai voglia di giocare magari per scaricare un po' di tensione e quindi accendi il PC, carichi il sistema operativo. Provi a lanciare il gioco che hai usato fino a qualche giorno fa e scopri che l'upgrade che il tuo sistema operativo ha deciso di fare facendoti consumare qualche ora di bolletta telefonica ha modificato certe DLL per cui il gioco deve essere reinstallato da capo. Installare un gioco su un PC non è cosa da poco perchè come minimo occorrono diverse decine di megabyte di disco disponibile, le versioni giuste (non necessariamente le ultime) delle librerie grafiche e un processore di tutto rispetto. Anche peggiore è il caso in cui vai a comprare l'ultimo gioco appena uscito e scopri di aver fatto confusione tra clock del processore, quantità di RAM necessaria, accelerazione 3D della scheda e quando arrivi a casa non funziona nulla. Il PC che hai comprato appena sei mesi fa è OBSOLETO mio caro e devi spendere altri soldi.
  • Scrivere. Tutti scriviamo qualcosa nella vita. La lettera per il commercialista, la lettera per iscrivere il figlio all'asilo, le partecipazioni per il matrimonio. Non mi sembra di aver tralasciato nulla. Questo è in effetti il repertorio di un utente medio. Ma allora ci si potrebbe chiedere il perché qualcuno vorrebbe farsi del male con un pacchetto software grande decine di megabyte, lentissimo nel fare le cose grandi e inutilmente complicato per fare quelle piccole. Ma non si sa mai, qualcuno di noi potrebbe rivelarsi un novello Alessandro Manzoni e come affrontare questa rivelazione se non con un pacchetto software adeguato? Intanto attrezziamoci, poi si vedrà sembra essere l'andazzo. Ovviamente lo stesso principio si applica ai software musicali, a quelli di pittura perchè in fondo in fondo in ognuno di noi potrebbe celarsi il talento di un piccolo Bach o Picasso in erba. Ce lo dice pure una recente pubblicità della Microsoft che è andata in onda in tv per un sacco di tempo.
  • Tenere la contabilità casalinga. Questo lo hanno fatto davvero solo quelli delle foto sulle scatole degli home computer degli anni '80, sorridenti davanti al loro televisore/monitor, con l'immancabile tazzona piena di acqua calda colorata da caffè e con sullo sfondo la moglie che guarda soddisfatta il suo uomo che tiene saldamente in mano le redini contabili della famiglia attraverso il suo fiammante giocattolo che proprio alla suddetta contabilità ha contribuito aggiungendo una bella riga di passivo. Ma di grazia quale cash flow dovrebbe avere una famiglia media per giustificare l'impiego di un calcolatore personale la cui potenza di calcolo è molte volte superiore a quella degli elaboratori aziendali di appena dieci anni prima? Questa è stata davvero una delle più grosse bufale che sia mai stata propinata al pubblico ed è stupefacente come ancora oggi esista qualcuno che ci creda.
  • Programmare. La vera essenza del Personal Computer della prima epoca: uno strumento per fare strumenti. Un linguaggio di programmazione molto semplice come il BASIC ha scatenato la fantasia di moltissimi che hanno cominciato la loro carriera di programmatori. Una tale orda di persone che ha cominciato ad interessarsi di programmazione alla fine degli anni settanta suggerirebbe che i nostri giorni pullulassero di programmatori esperti, anche di seconda generazione. I fatti dimostrano invece il contrario perché se ben si va a vedere, la spinta irrefrenabile che ha condotto molti di quelli che hanno acquistato i primi personal computer a diventare dei veri programmatori, si è esaurita poche ore dopo aver ritirato dal negozio l'agognato oggetto. Le riviste del settore hanno fatto all'epoca la loro fortuna trasformando in piccoli volumetti le loro striminzite testate attraverso interminabili listati in linguaggio BASIC per quasi tutte le piattaforme disponibili sul mercato (a ripensarci oggi fa un pò sorridere chiamarle "piattaforme"). Erano proprio quei listati che davano la possibilità a numerosi liceali e attempati dopolavoristi di potersi fregiare del titolo di "Programmatore" quando in realtà trattavasi, nella migliore delle ipotesi, semplicemente di scarsi dattilografi. Ricordo ancora una discussione avvenuta, mi sembra, verso il 1983 con un mio coetaneo che si vantava di aver scritto almeno una decina di giochi da quando aveva comprato il suo ZX Spectrum mentre io ero ancora "fermo al palo" con la mia personalissima implementazione del classico gioco Star Trek per il TI 99/4A. Confesso che mi ci volle un pò per capire che per lui non era chiara la differenza tra scrivere e "dattilografare" software. Oggi la situazione è ancora più triste dei primi anni ottanta perchè i sistemi operativi sempre più complessi creano barriere di ingresso sempre più alte al programmatore hobbista che è costretto o ad evolversi in un professionista oppure a ricadere nella categoria dei semplici utilizzatori senza nemmeno avere l'illusione dovuta dall'essere un buon "dattilografo" (ricordo ai lettori che i listati delle riviste, come del resto la maggior parte delle riviste stesse, sono scomparsi dalla faccia della terra ormai da un bel pezzo). Sui cosiddetti "programmatori professionisti" ci sarebbe da dire molto, ma questo è già un altro discorso perché i professionisti del software mica usano i Personal Computer nell'accezione che abbiamo considerato in questo articolo!

Ricordo una pubblicità della Commodore diceva:
Ora che ce l'hai quarda che ci fai
riferendosi al proprio prodotto di punta: il Commodore 64. Ebbene la domanda era in effetti molto pertinente ma per le milioni di persone che hanno comprato e tutt'ora comprano i Personal Computer la risposta putroppo è: niente.
Il Personal Computer è probabilmente il prodotto di massa meno utile e meno compreso della storia.

sabato, ottobre 01, 2005

Eccoci!

Questo è il mio primo post, beh dovrò pur vedere se funziona no? Di che cosa voglio parlare? A saperlo...